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Quanto è vecchio il tuo udito?

Il musicista Mitchell Moffit e il divulgatore scientifico Gregory Brown hanno creato un canale su YouTube dedicato alla scienza. In questo video è possibile fare un test rapido per capire se la capacità del nostro udito corrisponde alla nostra età biologica. Tutti dovrebbero riuscire a sentire un suono che ha una frequenza di ottomila Hertz. Se riusciamo a sentire una frequenza di 12mila Hertz probabilmente abbiamo meno di cinquant’anni, mentre se ascoltiamo un suono con una frequenza di 19mila Hertz dovremmo avere meno di vent’anni.

Moffit e Brown spiegano che le cellule nervose dell’orecchio interno non hanno la capacità di rigenerarsi come quelle di altri organi e che con l’andare del tempo perdono la capacità di reagire a frequenze più alte. Si consiglia di ascoltare il video in alta qualità e indossando le cuffie.

 Fonte: http://www.youtube.com/

Musica nel pancione, i bimbi la imparano e sviluppano l'udito

I risultati di uno studio finlandese

Far ascoltare musica al proprio bambino quando è ancora nel pancione aiuta lo sviluppo del suo udito. A dimostrarlo è uno studio pubblicato su PLoS One da un gruppo di ricercatori dell’Università di Helsinki (Finlandia), secondo cui i piccoli riescono a riconoscere le melodie ascoltate nel ventre materno almeno fino a 4 mesi dopo la nascita.

Lo studio che ha permesso queste scoperte ha previsto di dividere le donne incinte che vi hanno partecipato in due gruppi. Al primo è stato chiesto di far ascoltare al bimbo nel pancione, durante tutto l’ultimo trimestre di gravidanza, una celebre ninnananna (Twinkle twinkle little star) per 5 volte alla settimana. Alle altre donne è stato invece chiesto di non far ascoltare al bambino musica durante lo stesso periodo. Dopo la nascita e quando i bambini hanno compiuto 4 mesi d’età i ricercatori hanno misurato la loro attività cerebrale mentre ascoltavano la ninnananna o una sua versione leggermente modificata. E’ stato così scoperto che il cervello dei bambini che conoscevano la musica già dal pancione della mamma era più reattivo all’ascolto della musica. Non solo, tanta più musica era stata ascoltata durante la gravidanza, tanto maggiore era la risposta cerebrale alla melodia originale e a quella modificata. “Questi risultati – ha commentato Eino Partanen, primo autore dello studio – dimostrano che i bambini sono capaci di imparare ad un’età molto precoce, e che gli effetti dell’apprendimento restano evidenti nel cervello per un lungo periodo”.

Con questa scoperta Partanen e colleghi aggiungono un pezzo in più al mosaico delle conoscenze riguardo a ciò che i bambini possono imparare già nel ventre materno. Era infatti già noto che nel pancione i bimbi possono imparare alcuni dettagli del linguaggio, ma fino ad oggi non si sapeva per quanto tempo l’informazione potesse essere conservata nel cervello dei piccoli.

Fonte: www.ilsole24ore.com

Ascoltare con le mani: l'udito dipende anche dalle funzioni motorie

Udito e funzioni motorie sono uniti da un legame piuttosto insolito: i suoni percepiti dalle orecchie dipendono da ciò che si sta facendo con le mani. A spiegare i meccanismi alla base di questo fenomeno sono stati i ricercatori del Medical Center della Georgetown University (Washington, Usa) intervenuti durante il convegno annuale della Society for Neuroscience di New Orleans (Stati Uniti).

Peter Turkeltaub e colleghi hanno eseguito una serie di esperimenti in cui ai partecipanti è stato chiesto di comunicare, premendo un bottone, se avessero sentito un suono nel mezzo di rumore di sottofondo. Per i primi 20 suoni i partecipanti avrebbero dovuto premere il bottone con la mano destra, per i 20 suoni successivi con la mano sinistra, poi di nuovo con la destra e così via dicendo. L’esperimento ha svelato che quando i partecipanti utilizzavano la mano destra riuscivano a sentire più spesso i suoni che cambiano rapidamente rispetto a quando utilizzavano la mano sinistra. Viceversa, usare la mano sinistra rendeva più semplice sentire i suoni che cambiavano lentamente.

“Dato che l’emisfero sinistro controlla la mano destra e viceversa, questi risultati dimostrano che i due emisferi sono specializzati in diversi tipi di suoni – ha spiegato Turkeltaub – l’emisfero sinistro preferisce suoni che cambiano rapidamente, come le consonanti e quello destro preferisce i suoni che cambiano lentamente, come le sillabe o l’intonazione”.

La speranza del ricercatore è che questi studi permettano di capire perché il linguaggio è processato soprattutto dall’emisfero sinistro. Infatti scoprire i meccanismi cerebrali alla base dell’udito potrebbe portare allo sviluppo di nuovi trattamenti per i pazienti che soffrono di problemi del linguaggio a causa di un ictus o di altri danni al cervello o per i bambini affetti da dislessia “Forse – ha concluso Turkeltaub – allenando i deficit uditivi specifici potrebbe migliorare l’abilità di riconoscere il linguaggio”.

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/

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